La partita vista con gli occhi di un bambino

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“Come ho giocato mister? Sono stato bravo?”
E’ questo il primo pensiero che passa nella testa del bambino finita la partita.
Indipendentemente dalla vittoria o dalla sconfitta, ciò che lui vorrà sarà un giudizio personale sulla sua prestazione sperando, ovviamente, di ricevere una pacca sulla spalla, un
sorriso e la risposta: “Certo, sei stato bravo. Siete stati tutti bravi!”.

Ogni bambino, così come ogni essere umano sulla faccia della terra, ha un proprio carattere: vive le emozioni a modo proprio, gestisce ansia e paura in maniera differente, si diverte e gioca con gli altri con toni più o meno euforici. Nel giorno della partita, però, i bambini sembrano tutti uguali.

Viaggiando un po’ con la mente e ritornando a quando ero bambino, ecco a voi le varie fasi, le tante emozioni e i relativi pensieri che si hanno il giorno della partita:

  • Il classico “E’ ora di alzarsi piccolo” comunicato con tono amorevole da mia mamma non sorbisce gli effetti desiderati in me, che continuo quindi a ronfare beato nel letto. Poi arriva mio papà e con un semplice “Arriviamo tardi alla partita!” mi fa balzare dal letto e in men che non si dica sono già seduto a tavola in attesa della colazione.
  • Oggi farò 10 gol” anticipo orgoglioso mentre indosso le scarpe e mi carico sulle spalle lo zaino/borsone della mia società.
  • In macchina, spesso, la domanda è la solita: “Contro chi giochiamo oggi?
  • L’arrivo al campo è sempre il momento di massima gioia: corro subito incontro ai miei amici come se non ci vedessimo da anni. Ecco il mister che richiama tutti all’ordine e ci invita ad andare nello spogliatoio. Sono già emozionato all’idea di indossare ancora una volta la divisa della nostra amata squadra, che in quei minuti in campo nemmeno il Real Madrid potrebbe essere meglio.
  • Entro nello spogliatoio, mi metto nel posto che per abitudine ormai è come fosse mio, mi cambio e ascolto (in verità fingo di ascoltare, ma non ditelo al mister 😛 ) tutte le indicazioni per la partita.
  • Ecco, si scende in campo. L’emozione sale, ma non tanto per la partita, per la competizione, per la vittoria o per sconfitta: non è una finale di Champions che sto andando a giocare! Sono emozionato perché sto per giocare al mio sport preferito, con i miei amici e compagni di squadra, contro altri bambini che non conosco e dalla quale imparerò tante cose nuove. Ecco cosa mi emoziona.
  • Sono in campo, il mister ci ha appena spiegato l’esercizio da fare prima della partita. Dobbiamo essere carichi quando inizieremo a giocare. Il tizio con il fischietto in bocca che però non fischia mai durante la partita ha detto che si può cominciare: tutti in fila indiana pronti per il saluto ai genitori.
  • Sono in campo e vedo mio papà e mia mamma che mi salutano e applaudono, sono felici. E’ bello vederli felici. E in questo momento non ho nemmeno bisogno di loro: sono con i miei compagni e il mio mister, questo mi basta.
  • Eccoci schierati in campo, il pallone è al centro, si comincia!
  • In questo momento non ho pensieri, sto giocando, il mio mister dice qualcosa, ma io voglio mettere in pratica ciò che ho imparato durante l’allenamento. Posso farlo?

La fase di preparazione alla partita, sia che tu abbia un pseudo-allenatore che un Formatore, sia che tu abbia genitori che vogliono solo vederti giocare felice o che tu ne abbia uno che vuole vederti prevalere su tutto e tutti, cosa che magari lui non è riuscito a fare durante la sua vita, li ho resi comuni.
Non ho specificato le parole del mister prima della partita, se i bambini si sono cambiati da soli nello spogliatoio, se il riscaldamento è stato correre a secco prima di giocare o con un gioco che li abbia fatti divertire e scaricare dalle tensioni.
Da questo momento in poi, però, dovrò dividere le emozioni del bambino con i 2 tipi di
formatori e con i 2 tipi di genitori.
Spero di non toccare la sensibilità di nessuno e prendete tutto questo come un gioco, che magari vi aiuti a capire e comprendere meglio certi comportamenti errati per provare, magari, a correggerli.

… posso farlo?

FORMATORE GLOBALE (Leggi l’articolo):

  • Posso farlo, posso farlo eccome. Anzi, il mio mister vuole che io prenda l’iniziativa, che metta in pratica ciò che mi insegna, anzi, che mi fa apprendere durante la settimana. Ho la palla, avanzo, provo un dribbling, un secondo, mi rubano la palla e partono in contropiede e fanno gol. Sono demoralizzato, per colpa mia la squadra ha subito gol. Il mio mister sarà deluso.

Bravissimo, ci hai provato. E’ andata male. Fa niente! Riprovaci, non è successo nulla– è il mio mister, non è deluso affatto. Sorrido e ci riprovo. Faccio gol, sono tutti felici e anch’io lo sono.

PSEUDO-ALLENATORE:

  • Non posso farlo. E’ lui che mi guida. Provo comunque un dribbling, un secondo, mi rubano la palla e partono in contropiede e fanno gol. Sono demoralizzato, per colpa mia la squadra ha subito gol. Il mio mister sarà deluso.

Cosa fai? Passa quella cavolo di palla. Buttala via! Non possiamo subire un gol così per colpa tua!– è il mio mister, è deluso. Lo è eccome. Sono demoralizzato e, sinceramente, non ho più molta voglia di giocare.

La partita è finita. La squadra ha provato a giocare, riuscendo in alcune cose e in altre meno. L’altra squadra ha però fatto più gol e portato a casa la partita.

Come ho giocato mister? Sono stato bravo?-

La risposta decidetela voi a seconda che sia un pseudo-allenatore o un formatore a rispondere.

Ma i genitori? In che modo influiscono sulla prestazione e sul divertimento del figlio sul campo da calcio? Ipotizziamo, estremizzando come mi piace fare (ma non troppo) 2 situazioni: genitori consapevoli e genitori ultras.

GENITORE CONSAPEVOLE (Leggi l’articolo):

  • E’ finita la partita e sto tornando negli spogliatoi. Abbiamo perso, ma nessuno sembra essere triste. Ci siamo divertiti. Mi sono divertito. Sono felice. Ora mi faccio una bella doccia e poi torno a casa attendendo con ansia il prossimo allenamento. Amo il calcio.
  • Esco dallo spogliatoio e corro verso mio padre. Mi abbraccia: “bravissimo” mi dice sorridendomi. Gli do la mano, saluto i miei compagni e mi avvio verso la macchina.

GENITORE ULTRAS:

  • E’ finita la partita e sto tornando negli spogliatoi. Abbiamo perso e c’è un’aria non bella. Mio padre è molto arrabbiato, non è più sorridente come lo era all’inizio della partita. Non vedo l’ora di tornare a casa.
  • Esco dallo spogliatoio e vado verso mio padre che mi prende in mano il borsone. “Oggi avete fatto schifo” mi dice. Non mi piace quella parola, mi da fastidio. Ci avviamo verso la macchina e sento mio padre che parla male del mio mister, secondo lui abbiamo perso per colpa sua. L’anno prossimo andrò in una squadra più forte per vincere. Questo è quello che vuole mio padre. Io mi diverto di più a giocare con i miei amici, ma questo non conta nulla. Ora sono a casa e non ho più molta voglia di giocare a calcio.

Ricordatevi sempre che l’autostima di un bambino è fondamentale e non dipende dalla vittoria o dalla sconfitta. Dipende da ciò che gli si dice, dalla fiducia che riponiamo in lui e questo non vale solo sul rettangolo verde, ma nella vita.

Voi, formatori o genitori, zii o nonni, non dovete invadere quei pochi minuti di libertà che hanno i bambini. Quelli sono gli unici minuti in cui non dipenderanno da voi e nella quale voi li potrete osservare in silenzio. A scuola, catechismo o in altre strutture questo non è permesso: loro sono lì, da soli, ma voi non potete vederli. Solo lo sport offre questo privilegio, non sprecatelo.

Godetevi ogni attimo di vostro figlio, dimostratevi sempre orgogliosi e mai delusi. Sorridete ad un suo errore, non inveitegli contro. Non date loro il peso di ciò che voi non siete riusciti a fare alla loro età. Non lo meritano. Ricordate che voi siete il loro simbolo, è con voi che loro si sentono protetti: non deludeteli, non rendeteli insicuri, non abbandonateli nemmeno per quei secondi dopo la partita.

Perché quei pochi secondi possono essere fatali per l’autostima del bambino.

E i tuoi piccoli calciatori come vivono questa esperienza?
Faccelo spiegare direttamente da loro!
Inviaci un loro disegno, una poesia o una frase che rappresenti il giorno della partita all’indirizzo info@piccolicalciatori.it
Saremo felici di pubblicarli sulla nostra pagina Facebook 🙂

 

“Come spiegheresti ad un bambino cos’è la felicità?” 
“Non glielo spiegherei. Gli darei un pallone e lo farei giocare”

 Dorothee Sölle


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